Parlo di Posizionamento SEO fai da te perchè quando una piccola impresa mi domanda di ottimizzazione SEO volendo costruire la propria presenza digitale con un sito web difficilmente ha le idee chiare su quali siano i concetti base di questa disciplina, a cosa serva, e quale lavoro in realtà richieda.

I piccoli imprenditori italiani si concentrano molto spesso sul web design dimenticandosi come questa abilità, fondamentale per l’immagine aziendale, risulti per nulla influente per ciò che concerne il “farsi trovare” da un eventuale cliente che sta cercando il loro prodotto o servizio. Non sto affermando che un bel sito web con immagini curate non conti, anzi, un assetto ben costruito migliora e condiziona il comportamento dell’utente (se sei interessato a farti un’idea sappi che l’ User Experience influisce sul successo di un progetto digitale ), ma non è un criterio primario per il posizionamento SEO sui motori di ricerca.

Una definizione chiara di SEO.

SEO acronimo di search engine optimisation è l’ottimizzazione dei contenuti perlopiù di un sito, un e-commerce o blog per i motori di ricerca, non è a caso che shop.org dichiari che l’85% dei responsabili di siti e-commerce consideri la SEO il canale di acquisizione più affidabile.

La cosa può sembra banale: si tratta di scrivere contenuti per il web in modo tale da non essere fraintesi dai BOT di Google cosicché quando un utente accende il PC o lo smartphone e digita “tappeti persiani”, “ristorante aperto alle due di notte vicino o casa” oppure “macchinari per l’estrusione della plastica” una o più attività attinenti appaiano tra i risultati sullo schermo, vengano consultati ed attraggano un visitatore od un acquisto.

L’interesse principale, dunque, il lavoro di un motore di ricerca è restituire informazioni pertinenti alla richiesta di chi è connesso in rete.

Più un motore di ricerca è in grado di interpretare il bisogno umano, il linguaggio, l’informazione che una persona si attende, più ha centrato il proprio obbiettivo. Ecco in poche parole spiegato il successo ormai planetario di Google che raggiunge il 90% del mercato mondiale, lasciando a Bing, Yahoo, Baidu e Yandex un misero risicato 10%, spesso (almeno nel caso di Yandex e Baidu) favorito da ragioni politiche o dalla genesi linguistica degli utenti che li utilizzano.

Ma quali sono i passaggi logici e semantici con cui la serie di algoritmi informatici di Google riescono a capire cosa abbiamo pubblicato sul web, interpretare le nostre informazioni, confrontarle con quelle di altri utenti e a restituire, magari su uno screen dall’altra parte del mondo, la replica corretta?

Cos’è un algoritmo SEO

Diamo per prima cosa una definizione di algoritmo: un algoritmo è una sequenza di istruzioni codificate in un linguaggio, finalizzata al raggiungimento di un risultato specifico.

Nel caso di un motore di ricerca abbiamo visto come “il risultato specifico” sia riconsegnare un serie di risultati rispondenti alla domanda che l’utente ha digitato.
Non utilizzo a caso il termine “domanda”, nel linguaggio degli addetti ai lavori, infatti, le parole che componiamo nella finestra del motore di ricerca (la nostra interrogazione), si chiama Query.

Possiamo interrogare Google attraverso la digitazione di una unità semantica semplice, ad esempio “ristorante vegano”, in tal caso si parla di parole chiave o keyword, oppure attraverso frasi più complesse come “ristorante vegano specializzato in piatti a base di tofu”, ecco allora che si parla di fase chiave o  keyphrase.

Nota: dal punto di vista SEO la distinzione tra keyword e keyphrase non è speciosa. Una keyphrase è più specifica e risponde in maniera più puntuale alla ricerca effettuata dall’utente. Se è vero quindi che una keyword, ad esempio “scarpe da donna”, ha ricerche più frequenti, è anche vero che una keyphrase come “scarpe da donna tacco 12 di numeri superiori al 39” avrà meno competizione. E’ la così detta “Long Tail” (coda lunga) che se bene usata può restituire ottimi risultati di digital marketing.

Digitando sul motore, quindi, quanto più la nostra ricerca sarà specifica tanto più sarà compito di Google scandagliare il web per restituirci esattamente l’informazione di cui abbiamo bisogno (information need) e posizionarla in ordine sulla barra dei risultati.

Ma Google come fa a costruire  la SERP?

Per un posizionamento SEO fai da te è importante capire prima la logica piuttosto che addentrarci in tecniche più o meno complesse. Ricordiamoci che Google studia come pensano le persone.

1) Per prima cosa Google legge le pagine WEB. Questa fase è chiamata “Crawling”.

BOT, Crawler, Spider  sono i nomi degli algoritmi che continuamente e ininterrottamente leggono ciò che carichiamo sul web.

Come possiamo immaginare il numero delle pagine scandagliate da questi Google BOT è inimmaginabile, si parla di 150milamilardi, un numero superiore alle stelle della Via Lattea, fatto è che parola per parola, frase per frase i Crawler interpretano il significato dei segni che trovano in forma di bit e li raggruppano in unità semantiche con significati coerenti.

Attenzione, Google legge parecchio e di tutto, è davvero un lettore accanito ma non è in grado di vedere le nostre foto a meno che non abbiamo dato loro una descrizione; non gli importa molto della punta di colore del nostro template, ma se abbiamo nominato un’immagine “birra doppio malto” piuttosto che “mojto” è in grado di riconoscerla e di comprendere che un nostro ipotetico articolo sta trattando, per esempio, delle “bevande alcoliche più dissetanti dell’estate”.

Nota. E’ importante che sul sito web aziendale non abbiate immagini tipo jpg.789587641 perché per quanto bellissime, ad oggi, nessun motore di ricerca è in grado di comprendere se si tratti della foto dell’ultimo cocktail miscelato da un bar-tender piuttosto che quella del saggio di fine anno di vostra nipote.

2) La seconda azione di Google è quella di indicizzare (Indexing).

Ogni motore di ricerca si comporta come un efficiente ordinatore, crea un enorme database di contenuti virtuali in cui circoscrive la catalogazione di tutte le pagine lette dai BOT, e le compara per densità di parole, importanza, e prossimità semantica.

Questa fase si chiama Indexing e serve a fare in modo che il nostro ipotetico articolo per bevitori estivi non finisca tra le tendenze moda primavera di Zalando. Per compiere questa operazione, oltre a leggere, Google studia semantica e la studia moltissimo. Sembra che siano oltre 200 i fattori influenti per la catalogazione delle nostre pagine. Questi fattori non hanno tutti ovviamente lo stesso peso, è però indubbio che uno degli elementi SEO più determinanti sia quello che si chiama LSI.

Latent Semantic IndexLSI è un acronimo che sta per Latent Semantic Index cioè il dominio semantico del termine su cui si basano i contenuti pubblicati in rete. Se ci si vuole cimentare in un posizionamento SEO Fai da te non possiamo non tenerne conto.

Torniamo dunque al nostro articolo e immaginiamo che la nostra frase chiave, il nostro contenuto verta su “le bevande alcoliche più dissetanti dell’estate”. Fingiamo di aver fatto opportune analisi per determinare il successo di questa long tail e di essere pronti a digitare il nostro contenuto. E’ ovvio che il nostro post (articolo) conterrà un’alta percentuale di termini che si riferiscono all’argomento trattato. Quello che stiamo facendo scrivendo è quindi costruire un Campo Semantico.

Campo semantico posizionamento SEO fai da teIn Linguistica per Campo Semantico si intende l’area di significato coperta da un gruppo di parole che stanno in relazione tra loro. Si possono anche più semplicemente chiamare “parole correlate”. Ricordiamo che a Google interessa capire come comunicano gli uomini e dovendo interpretare le nostre intenzioni per restituirle a chi cerca in rete presterà particolare attenzione al campo semantico, valuterà la densità e la correlazione tra le keyword utilizzate e darà un punteggio al contenuto per coerenza e pertinenza .

Nota: Se volete cimentarvi in campo SEO date un’occhiata uno degli strumenti gratuiti messi a disposizione dal motore di ricerca per chi si occupa di SEM (pubblicità in rete): il Google Keyword planner di Adwords (lo trovate accedendo al vostro account Google).

3) L’ultima fase che compie un motore di ricerca è quella di restituire il risultato adeguato all’utente che ha eseguito una interrogazione (Query).(Ranking)

Questa fase è detta di Ranking cioè di Classifica. Se digitate qualunque chiave di ricerca vi apparirà,infatti, una vera e propria classifica dei contenuti presenti in rete su quella determinata richiesta. Questa classifica costituisce la SERP, altro acronimo che sta per Search Engine Result Page con l’ordine in cui appaio gli snippet (i link dei risultati). Si tratta del risultato di tutto il lavoro che il motore di ricerca ha fatto fino ad ora (crawling, indexing ) più quello di classificazione.

A seconda della qualità e pertinenza del suo contenuto,dunque, il nostro ipotetico articolo apparirà in prima, seconda, terza, centomillesima posizione.

Sarebbe qui impossibile elencare i fattori che entrano in gioco a questo punto, non solo perchè gli algoritmi di Google vengono continuamente migliorati e il motore di ricerca stesso non rende noti i tutti suoi segreti nemmeno agli esperti di settore, ma anche perché ogni giorno vengono pubblicate nuove pagine ed il web cambia continuamente.

Tuttavia questo post non sarebbe completo se non accennassi almeno ad un altro artefice del posizionamento SERP importante almeno quanto LSI: quello dei link.

Alla sua nascita Google dovette il proprio successo ad una logica molto semplice e geniale: se un contenuto è buono è molto probabile che le persone lo citino linkando alla pagina che lo contiene.
Si tratta della famosissima formula del Pagerank secondo cui il valore di una pagina è dato dalla somma del Pagerank dei link che ad essa si riferiscono diviso il numero di link all’interno della pagina stessa.

Questa formula è in un certo senso ancora valida ma non è più possibile imbrogliare il motore di ricerca come alcuni sedicenti webmaster facevano agli inizi dell’era digitale creando siti fittizi collegati tra loro o lavorando su scambi poco ortodossi (link building).

Google è oggi in grado di valutare la qualità della citazione, dare un valore ai link e capirne la qualità, la pertinenza e l’autorevolezza. Azioni di forzatura fanno anzi rischiare penalizzazioni serie e il declassamento nei risultati di ricerca.

Ci sono alcune azioni che possiamo compiere per evitare penalizzazioni ma la prima è assolutamente quella di scrivere contenuti pertinenti e originali.

Non dimentichiamo che dalle mie parti in cui si bazzica SEO vige il detto: “ il miglior posto per nascondere un cadavere è la seconda pagina di Google”. Non ci va mai nessuno.

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