Questo articolo non è dedicato a chi ha scelto piattaforme drag and drop, cioè a tutti quei piccoli imprenditori che hanno budget limitati e non voglio tuttavia privarsi di una presenza on-line.
Piattaforme di tale natura hanno, come è logico, alcune limitazioni rispetto a un website sviluppato ad hoc, le principali sono:
- Prestazioni limitate (per quanto riguarda spazio web, banda larga…);
- La piattaforma in questione è la proprietaria del tuo blog o pagine web, ossia è chi stabilisce le regole del gioco;
- La maggior parte delle piattaforme non consente l’utilizzo di plugins, di codice HTML o CSS, quindi le funzionalità sono poche.
- Alcune di queste piattaforme offrono pubblicità sulla quale non si ha controllo;
- Il posizionamento nei motori di ricerca è basso. Anche se la maggior parte afferma di essere SEO o Google friendly, nella realtà non conosco quasi nessun sito webs o blog che si trovi posizionato nella prima o seconda pagina di Google con una keyword più o meno rilevante.
- Penali per uscire dalla piattaforma: spesso per avere un sito web di tua proprietà e uscire dalla piattaforma devi pagare delle penali e affrontare non poche difficoltà per non perdere i contenuti.
Sarebbe inutile dunque pensare ad interventi strutturali di miglioramento dato che si tratta, logicamente, di sistemi chiusi, in cui non è dato di intervenire.
Il post è invece dedicato a quelle aziende che hanno scelto di essere on-line con un sito internet professionale, pagando un’agenzia o un web master, eppure non sono ben posizionate per le ricerche che riguardano il loro core business.
Contents
- 1 La SEO
- 2 I 10 errori più comuni
- 2.1 1. Il contenuto è scadente
- 2.2 2. Scegliere l’hosting dal prezzo
- 2.3 3. Link building non naturale
- 2.4 4. Non essere al passo con gli aggiornamenti dell’algoritmo.
- 2.5 6. La strategia SEO è obsoleta
- 2.6 7. Tempo di permanenza
- 2.7 8. Da quanto tempo siete on line
- 2.8 9. Utilizzo non corretto dei social media
- 2.9 10. Il sito web non è mobile
La SEO
La disciplina che si occupa di fare trovare la pagina di un sito internet quando un utente digita una ricerca si chiama S.E.O, un acronimo che sta per sta per Search Engine Optimization, tradotto letteralmente: “ottimizzazione per i motori di ricerca”.
Questa disciplina mette in campo azioni che vanno dalla ottimizzazione del codice a quella dei contenuti, da una ricerca sulle parole chiave alla link building, insomma tutto ciò che è utile per poter rispondere nel migliore dei modi alle esigenze espresse dai fruitori.
Se ti interessa approfondire l’argomento su come i motori di ricerca trattino i dati che sono scritti nelle nostre pagine ti rimando al post: “Posizionamento SEO fai da te: scopri come ragiona Google”.
I 10 errori più comuni
Ma torniamo a noi, in questo post voglio elencare i 10 errori più comuni che vedo fare on-line e che sono alla base della qualità del nostro sito nonchè della sua fruizione e posizionamento con conseguenze importanti sia per l’immagine aziendale che per il core business. Alcuni di questi errori sono facilmente evitabili, per altri ci vuole un po’ più di esperienza.
1. Il contenuto è scadente
La ragione principale dietro il fallimento di un sito web è che non pubblica contenuti di qualità, o più precisamente che non pubblica contenuti di qualità su argomenti che interessano gli utenti.
L’assioma principale che fa sì che il traffico su un sito web sia determinato dalla percentuale di audience del pubblico di riferimento.
Un sito web sarà visitato dagli utenti solo se trovano su quel sito contenuti che forniscono un valore aggiunto, offrono informazioni utili e ben strutturate: se il contenuto è copiato da altri siti web e contiene anche errori grammaticali è più che normale che gli utenti non torneranno a visitarlo.
2. Scegliere l’hosting dal prezzo
L’hosting provider svolge un ruolo importante nel determinare le prestazioni di un sito web. Se si sceglie un web hosting non affidabile si sta “uccidendo” il ranking nei motori di ricerca.
La velocità di caricamento delle pagine è un fattore importante, specialmente oggi, nell’era del mobile e se è vero che essa non dipende esclusivamente da dove è ospitato il nostro sito, è anche vero che scegliere l’host giusto e investire in un provider affidabile è la base dalla quale partire insieme ad un contenuto ben scritto, leggibile e di valore.
Prima di individuare dove “collocare” il nostro progetto è bene dunque fare un’analisi per valutare se le caratteristiche tecniche offerte dal provider siano adeguate al nostro obbiettivo.
In Italia, per siti di piccole dimensioni io lavoro molto bene con Ergonet, ottima azienda meno conosciuta dei grande player pubblicizzati in TV, mentre se il progetto richiede un VPS mi rivolgo a fornitori stranieri con costi e prestazioni decisamente più convenienti di quelle italiani.
3. Link building non naturale
Google ha sbaragliato gli altri motori di ricerca con l’intuizione che più una pagina era linkata più era autorevole.
Sto, ovviamente semplificando molto, ma ricevere link è ancora un fattore che determina il “peso” delle nostre pagine on line, un indicatore di qualità. L’errore è credere che Google non si accorga se tentiamo di imbrogliarlo.
Lo scambio link è ormai da tempo una pratica deprecata da Google addirittura attraverso penalizzazioni. Ecco allora che è bene utilizzare strategie per acquisire link da siti autorevoli in modo naturale.
Abbiamo diverse frecce nel nostro arco: dall’article marketing ai link contestuali. Fare link building è dispendioso ma è sicuramente meglio avere pochi link di qualità piuttosto che essere citati da siti con cattiva reputazione o nessun nesso con il nostro lavoro.
A tale proposito vi rinvio al tool che Google mette a disposizione dei webmaster per rifiutare i link che si considerano poco affidabili e nocivi.
L’operazione di “pulizia” è uno dei primi lavori che un buon SEO farà se gli affidate il vostro website, imitatelo.
4. Non essere al passo con gli aggiornamenti dell’algoritmo.
Un sacco di proprietari di siti web, rimangono perplessi dal numero di aggiornamenti dell’algoritmo dei motori di ricerca, soprattutto quando si parla di quelli fatti da Google durante un anno solare.
Chiaramente non tutti gli aggiornamenti di Big G hanno la stessa importanza e seguire le direttive del colosso è un vero e proprio lavoro, ma resta il fatto che bisognerebbe fare in modo che almeno la struttura del sito web sia conforme ai principali Google Algorithm come Google Panda, Penguin, Hummingbird, Fred ecc.
5. La frequenza di rimbalzo dimenticata
La frequenza di rimbalzo e le sue metriche sono facilmente monitorabili con il tool gratuito di Google Analytics.
Se un sito web ha un tasso di rimbalzo insolitamente alto questo è sicuramente un campanello d’allarme.
Del resto è logico, se troppe persone abbandonano il nostro sito web dopo aver visitato una sola pagina, bisognerebbe chiedersi come mai non trovano quello che stanno cercando, come migliorare la loro esperienza e quali siano le informazioni che mancano.
Bisogna, cioè, indagare sul perché di questo comportamento che gioca un ruolo molto importante nel posizionamento del nostro sito.
6. La strategia SEO è obsoleta
Certamente se si parla di strategie SEO che non convertono la spiegazione più semplice è che la campagna SEO in atto è obsoleta.
Un po’ di indicazioni potrebbero arrivare dall’utilizzo di tattiche SEO ormai superate come il collegamento tra siti web, l’acquisto di link non attinenti, la struttura degli URL, un utilizzo errato delle parole chiave ecc.
7. Tempo di permanenza
La quantità di tempo trascorso da un visitatore su un sito determina il tempo di permanenza. Quanti di voi sono disposti ad aspettare il caricamento di una pagina per trovare l’informazione che desiderano?
Ho letto un recente post che calcolava come il tasso di abbandono superi il 25% quando il tempo di risposta di un sito o di una pagina sia più di 4 secondi e sale vertiginosamente verso il 50% quando ci si avvicina ai 10 secondi di attesa.
Ecco dunque che se il tempo di permanenza è molto basso vuol dire che la pagina ha dei tempi di caricamento troppo lunghi e l’utente decide di cercare altrove le informazioni.
Con questo tool controllate la velocità del vostro sito e nel caso abbia il passo di marcia di un Mammut correte ai ripari.
8. Da quanto tempo siete on line
Per onestà i risultati di un lavoro SEO iniziano a dare i primi segni positivi dopo un periodo di almeno 3 mesi.
Google legge le nostre pagine velocemente ma ha comunque i suoi tempi.
L’attesa a volte è la migliore soluzione, fermo restando che bisogna comunque monitorare il progetto on-line per correggere eventuali errori di indicizzazione.
Il non utilizzo o un utilizzo non corretto delle tante piattaforme di social media che, da sempre, contribuiscono in modo significativo al successo di qualsiasi campagna SEO, può essere uno dei tanti fattori che entra in gioco in una strategia per un buon posizionamento.
Questo argomento meriterebbe un post a sè ma mi limiterò qui a citare i social che sono ormai una parte importante della nostra presenza online. Usateli con consapevolezza ognuno per l’obbiettivo e il target di riferimento. Sono certamente uno strumento formidabile ma bisogna ragionarci bene.
10. Il sito web non è mobile
Se nel 2019 un sito web non è ancora responsive e mobile-friendly difficilmente si potrà pensare ad una futura indicizzazione. Uno dei requisiti di base per avere un sito leggibile è che abbia una versione mobile responsive e che si adatti facilmente ai dispositivi mobili. Ne vedo ancora molti on-line non adattivi ed è un vero peccato.
